Un tempo c’era il prato all’inglese… oggi ci sono molti prati differenti.

Il grande salto per i nostri ambienti mediterranei è avvenuto quando nei primi anni Novanta del secolo scorso i grandi produttori di prato precoltivato in zolle, o rotoli, hanno cominciato a sperimentare e poi produrre del prato pronto con specie macroterme, al posto delle tradizionali specie microterme, tipiche dei paesi nordici (Gran Bretagna in primis).

Microterme VS macroterme

A partire dai primi anni Novanta alcuni produttori di prato precoltivato hanno cominciato a coltivare alcune varietà selezionate di macroterme, quali Ibridi di gramigna, Zoysia spp., Paspalum vaginatum, Stenotaphrum secundatum. Tutte specie che prediligono climi molto caldi e quindi con esigenze climatiche consone a tutta la fascia costiera peninsulare ed al Mezzogiorno.

La differenza sostanziale tra le macroterme e le microterme (Festuca, Lolium, Poa, ecc..) molto usate è data dalle temperature ottimali di crescita: per le macroterme l’optimum varia fra i 27° e i 35° C, mentre per le microterme varia fra i 16° e i 24° C. Ne consegue che le microterme vegetano ottimamente nelle sole zone a clima fresco umido poiché in estate al superamento dei 30° C soffrono il caldo e divengono più suscettibili a disidratazione, malattie fungine, calpestio, ristagni idrici ed il loro potenziale di recupero è molto limitato.

Diversamente le specie macroterme esprimono il loro maggior potenziale a temperature ben più elevate arrivando a vegetare anche a 42° C e mostrando una resistenza alla siccità genericamente maggiore.

Ciò vuol dire che nei mesi estivi sono particolarmente resistenti alle avversità e dotate di un ottimo potenziale di recupero. Inoltre le specie macroterme presentano rizomi e/o stoloni, ovvero organi di propagazione laterale che, a differenza delle microterme, consentono la colonizzazione di nuove aree o di quelle eventualmente diradate. Ciò sigifica che un prato di macroterme anche molto degradato è in grado di ripristinare la sua densità ottimale molto velocemente, mentre uno di microterme deve necessariamente essere parzialmente riseminato.

Per questo motivo, oltre che per la loro forte resistenza al calpestio, tutti i campi sportivi oggi sono realizzati con macroterme, per tutto l’anno nei paesi caldi e per i mesi sopra gli 8/10° C nei paesi più freddi.

Le macroterme inoltre hanno un apparato radicale più profondo (40/50 cm) che gli permette di poter attingere in modo migliore all’acqua dagli strati più profondi del suolo, contrariamente alle microterme che raggiungono normalmente profonditò di 20/25 cm al massimo.

Tutte le macroterme, qualora esposte stabilmente a temperature basse (+8/10° C) cominciano ad entrare in uno stato di semi dormienza, caratterizzato da riduzione della crescita e della colorazione, arrivando successivamente ad azzerare la crescita ed ingiallendo totalmente il fogliame una volta raggiunti 0° C. Per ovviare a ciò si può applicare una apposita vernice vegetale verde atossica in grado di colorare i tessuti secchi per tutto l’inverno. Effettuando invece una trasemina con una specie microterma quale il Lolium perenne, si godrà anche della crescita e dell’aspetto di quest’ultimo per tutto l’inverno per poi lasciare nuovamente il posto alla macroterma nei periodi caldi.

La resistenza all’usura di alcune macroterme è incredibilmente superiore a quella delle microterme: valutandola con la macchina che simula il calpestio, muovendosi in cerchio fino a che l’erba muore, le sottoelencate specie muoiono dopo:

    300 giri     Festuca rubra                   
     600 giri     Poa pratensis                    
     700 giri     Festuca arundinacea         
     900 giri     Lolium perenne                 
  6.000 giri     Ibridi di Cynondon         
16.000 giri     Zoysia

L’esperienza mondiale ha dimostrato la superioritá, tra le macroterme, degli ibridi sterili rispetto alle varietá da seme, pertanto oggi si coltivano quasi esclusivamente varietá che si propagano per via agamica (stoloni o rizomi) e non attraverso sementi.

 

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