Bonus verde 2018

Bonus verde: cos’è e quali sono i lavori agevolabili

Il Bonus verde è una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute nel 2018, introdotta dalla Legge di Bilancio 2018, per interventi di sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni.

Roma Giardini offre a tutti i suoi clienti la possibilità di aumentare la detraibilità fiscale fino al 50%, contattaci per avere maggiori informazioni.

Per sistemazione a verde la norma intende la fornitura e messa a dimora di piante o arbusti di qualsiasi genere o tipo, la riqualificazione di tappeti erbosi, il restauro e il recupero del verde nei giardini di interesse storico e artistico, la realizzazione di coperture a verde e la realizzazione di giardini pensili.

Sono, inoltre, detraibili le spese per la realizzazione di impianti di irrigazione e pozzi e per la progettazione e la manutenzione connesse all’esecuzione degli interventi.

Sono esclusi dalle agevolazioni gli interventi di manutenzione ordinaria annuale di giardini preesistenti sia privati che condominiali. È invece ammessa la manutenzione ordinaria quando connessa ad un intervento idoneo ad ottenere il bonus. Il semplice taglio delle piante può quindi essere agevolato se qualificabile come manutenzione straordinaria.

Infine, non si può ottenere la detrazione per i lavori in economia, cioè effettuati direttamente dal contribuente sul proprio giardino o terrazzo come la potatura delle siepi o la rasatura del prato. Non può essere agevolato neanche l’acquisto di vasi per il balcone.

I beneficiari del bonus verde

I beneficiari possono essere tutti coloro che possiedono un’unità immobiliare, quindi proprietari, nudi proprietari e titolari di altri diritti reali, o che la detengono in base a un titolo idoneo, come affitto o comodato.

Il bonus è cumulabile su più immobili, cioè lo stesso soggetto può usufruirne per interventi su diversi immobili di proprietà.

Bonus verde: come ottenerlo

Il pagamento delle spese deve avvenire attraverso strumenti che consentono la tracciabilità delle operazioni, il mezzo più frequente utilizzato è il bonifico ordinario.

La detrazione va ripartita in dieci quote annuali di pari importo e va calcolata su un importo massimo di spesa 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo.  La detrazione massima è quindi di 1.800 euro per immobile (36% di 5.000).

Bonus verde: gli interventi di ‘edilizia libera’ che usufruiscono del bonus

Alcuni interventi di edilizia libera possono accedere al bonus verde.
Ad esempio, la realizzazione, riparazione, sostituzione e rifacimento di vasche di raccolta delle acque è un intervento di edilizia libera che, se funzionale all’impianto di irrigazione, può accedere al bonus verde.
Anche l’installazione, riparazione, sostituzione e rinnovamento di opere per arredo da giardino (es. barbecue in muratura/ fontana/muretto/scultura/ fioriera, panca) ricade nell’edilizia libera e permette, in alcuni casi di usufruire del bonus verde. Per esempio la fornitura di piante e arbusti, anche in vasi mobili, può essere agevolabile se si inserisce in un intervento relativo all’intero giardino o all’area interessata.
Infine, anche la riqualificazione di una ingresso o di un percorso pedonale di accesso ad una casa privata (trattandosi di sistemazione della pavimentazione esterna) rientra tra le opere di edilizia libera che possono essere agevolate con il bonus verde.

Bonus verde per il condominio

La detrazione è riconosciuta anche agli interventi eseguiti sulle parti comuni degli edifici condominiali. In questo caso il limite di spesa sarà di 5 mila euro per unità immobiliare.

La detrazione spetta al singolo condomino nel limite della quota a lui imputabile.

Può beneficiare della detrazione chi possiede o detiene, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile oggetto degli interventi e che ha sostenuto le relative spese; quindi anche un affittuario con regolare contratto di locazione.

 

La cannuccia di palude (Phragmites australis)

famiglia: Poaceae
genere: Phragmites
specie: Phragmites australis

immagine cannuccie di palude

 

 

 

Qualche cenno botanico

La cannuccia di palude è una pianta erbacea perenne, rizomatosa, originaria del continente euroasiatico, ma ormai diffusa in tutto il pianeta.

È una pianta che tende a formare densi canneti in aree umide, in prossimità di paludi e sulle sponde di laghi, stagni e fossati. È spesso presente in terreni incolti bagnati e tollera un moderato livello di salinità.

In condizioni ideali può raggiungere  anche i 4 metri di altezza, ma normalmente non supera i 3 metri..

Le foglie, opposte, sono ampie e laminari, lunghe da 15 a 60 cm, larghe da 1 a 6 cm, glabre, verdi o glauche. All’apice del fusto è presente una pannocchia di colore bruno o violaceo, lunga fino a 40 centimetri. Germoglia a marzo e fiorisce a luglio.

Nell’insieme Phragmites australis assomiglia a una canna di palude (Arundo donax) in miniatura; non a caso nella nomenclatura volgare è chiamata cannuccia di palude, per differenziarla proprio dalla canna comune (A. donax) che risulta di maggiori dimensioni.

La cannuccia di palude  è una pianta dalla capacità fotosintetica molto alta; ciò le permette, in condizioni di disponibilità idrica sufficiente, di crescere molto velocemente e di formare, grazie alla spiccata tendenza rizomatosa,  macchie dense che possono soffocare altre piante e impedirne così la diffusione.

Dal punto di vista ecologico una macchia di Phragmites australis indica sempre una certa ricchezza di acqua nel sottosuolo.

La grande capacità di accrescimento rende P. australis una pianta molto utile per il risanamento o la decontaminazione ambientale di siti fortemente inquinati da sostanze organiche o metalli pesanti mediante il loro assorbimento e degradazione. Questa sua caratteristica viene sfruttata in paticolar modo negli impianti di fitodepurazione, dove la cannuccia di palude risulta una delle piante più adatte.

La cannuccia di palude in giardino

Innanzi tutto una raccomandazione utile per tutte le piante rizomatose, ma soprattutto per le canne che sono particolarmente vigorose: riflettere bene prima di piantarla in giardino e dedicatele uno spazio ben definito, possibilmente delimitato anche nel sottosuolo per non permetterle di sconfinare.

Come altre canne, in giardino può essere usata per creare una densa barriera visiva al posto di una siepe, ma generalmente a questo scopo alla cannuccia viene preferito il bambù, che risulta più attraente per le maggiori dimensioni dei fusti.

Annaffiatura: in piena terra le grandi capacità di captazione idrica fanno sì che l’irrigazione generalmente non sia necessaria; per quanto riguarda gli esemplari coltivati in vaso, peraltro piuttosto rari e poco diffusi, richiedono un’irrigazione costante per poter vegetare abbondantemente.

Consigliamo annaffiature frequenti e regolari, ma non eccessive. Ricordiamo sempre di attendere, tra un’annaffiatura e l’altra, che il terreno superiormente asciughi completamente.

Esposizione: la cannuccia è una pianta che necessita di essere esposta ai raggi diretti del sole. La Phragmites australis  può sopportare senza problemi temperature di alcuni gradi inferiori allo zero.

Concimazione: generalmente non viene concimata se a dimora in piena terra; per le piante in vaso in autunno/inverno si interviene interrando alla base degli arbusti una buona quantità di concime organico o di humus. Questo tipo di concimazione, oltre a migliorare l’impasto del terreno, rende disponibili, per circa 3-4 mesi, macroelementi, prevalentemente azoto. In questo modo il terreno vicino ai culmi ha un contenuto di azoto che si prolungherà fino alla primavera successiva, garantendo la crescita veloce e vigorosa tipica di questa pianta.

Trattamenti: generalmente non necessita di nessun tipo di trattamento.

Terreno: la canna comune preferisce un substrato di coltivazione mediamente profondo e ricco di acqua ma si adegua praticamente a qualsiasi terreno, anche ai più poveri.

Le lavorazioni di settembre in giardino

immagine lavori settembreSettembre è tradizionalmente il mese in cui, con il finire delle ferie estive, inizia un nuovo anno di lavoro e con esso nuovi slanci e buoni propositi per l’avvenire.

In giardino molte piante mediterranee riprendono la crescita vegetativa dopo la stasi estiva e per alcune di loro le forbici da potatura devono restare a portata di mano.

Prato

  • La velocità di crescita del prato riprende a ritmo più marcato e quindi bisogna riprendere con la tosatura regolare, eventualmente anche riabbassando l’altezza del taglio, se nei mesi di gran caldo avevate permesso al prato di essere un po’ più alto.
  • Controllate lo sviluppo delle piante spontanee.
  • Rimuovete gli eventuali aghi di pino, che non mancheranno  se nelle vicinanze ci sono dei pini domestici.
  • Controllate l’irrigazione del tappeto erboso, tornando a una programmazione normale se avevate intensificato le bagnature in luglio e agosto. Fate attenzione però a non ridurle in modo drastico: il sole è ancora forte e nelle giornate calde il prato potrebbe adare in stress idrico.

Orto

  • Continuate le raccolte regolarmente per stimolare gli ortaggi a nuove fruttificazioni; col clima mediterraneo le colture a raccolta estiva, come i pomodori,  vi daranno ancora grandi soddisfazioni.
  • Seminate gli ortaggi a raccolta invernale come cavoli, lattughe, ravanelli invernali e le cipolle resistenti ai rigori invernali.
  • Raccogliete le cipolle primaverili quando la cima è diventata gialla e si è curvata verso il basso.
  • Verificate e nel caso rinnovate la pacciamatura dell’orto.
  • Controllate i tutori e le piante rampicanti.
  • Tenete sotto controllo gli afidi, le lumache e le limacce ed intervenite se necessario.

Arbusti ornamentali

  • Riprendete con regolarità la tosatura delle siepi quando necessario.
  • Rimuovete i capolini sfioriti delle piante annuali e delle perenni.
  • Controllate i tutori e i sostegni per i rampicanti.
  • Riducete l’irrigazione a cicli normali, se l’avevate incrementata nei mesi caldi.
  • Se necessario rinnovate la pacciamatura nelle aiuole e sotto le siepi per controllare lo sviluppo delle piante infestanti.
  • Controllate le aiuole di stagionali con le fioriture estive.
  • Raccogliete i semi delle piante che volete riprodurre.
  • Verso la fine del mese cominciate a piantare i bulbi a fioritura tardo invernale e primaverile.
  • Eliminate i polloni da rose, arbusti e alberi.

Piante in vaso

  • Verificate lo stato vegetativo delle piante al rientro dalle vacanze e rimuovete parti secche o ammalorate.
  • Se necessario effettuate una leggera concimazione liquida per aiutare le piante che avessero sofferto il caldo e dovessero ora essere stimolate a vegetare e/o fiorire. Nel qual caso ricordate sempre che un concime troppo ricco in azoto spesso non favorisce l’emissione di fiori. Se avete dei dubbi ricorrete al buon vecchio stallatico, al limite pellettizzato.

Interventi generali

  • Raccogliete gli aghi di pino a inizio mese e le foglie delle prime spoglianti alla fine.
  • Controllate tutori e legacci, deve essere tutto ben solido.
  • Legate regolarmente i nuovi tralci della ripresa vegetativa delle piante rampicanti.
  • Controllate regolarmente lo stato della pacciamatura per mantenere sotto controllo lo sviluppo delle infestanti spontanee e per aiutare il terreno a mantenersi fresco.
  • Verificate la presenza di parassiti ed eventuali problematiche fungine.

 

Le lavorazioni di agosto in giardino

lavori agosto

Agosto è il mese estivo per eccellenza, il mese delle “feriae augusti”. Considerato che nel 18 a.C. il neo imperatore Ottaviano istituzionalizzò un intero mese di feste e vacanza dal lavoro, anche noi giardinieri/ortolani del terzo millennio siamo abbastanza autorizzati a tirare i remi in barca e goderci una vacanza dai principali lavori. Quindi, senza mai dimenticare il minimo indispensabile, il consiglio del mese è di comprare un bel libro… magari sulla storia dei giardini o sull’agricoltura sinergica.

Prato

  • La velocità di crescita del prato rallenta e quindi continuate a sfalciare a seconda del ritmo di crescita eventualmente alzando un po’ l’altezza del tappeto erboso.
  • Controllate lo sviluppo delle piante spontanee.
  • Controllate l’irrigazione del tappeto erboso, tutto deve funzionare a dovere altrimenti il caldo non perdonerà.

Orto

  • Continuate le raccolte regolarmente per stimolare gli ortaggi a nuove fruttificazioni.
  • Seminate gli ortaggi a raccolta invernale come cavoli, lattughe, ravanelli invernali e le cipolle resistenti ai rigori invernali.
  • Verificate e nel caso rinnovate la pacciamatura dell’orto.
  • Controllate i tutori e le piante rampicanti: le piante sono diventate molto pesanti e tutto deve reggere bene; se i fagioli superano in altezza i tutori, potatene leggermente le cime.
  • Tenete sotto controllo gli afidi, le lumache e le limacce ed intervenite se necessario.

Arbusti ornamentali

  • Potete continuare a tosare le siepi se necessario, ma forse sarebbe meglio andare al mare…
  •  Rimuovete i capolini sfioriti delle piante annuali e delle perenni.
  •  Controllate i tutori e i sostegni per i rampicanti.
  •  Controllate l’irrigazione dei cespugli ornamentali, le piante abituate a un’irrigazione regolare non sopporterebbero una carenza idrica concomitante con la calura estiva.
  •  Se necessario rinnovate la pacciamatura nelle aiuole e sotto le siepi per controllare lo sviluppo delle piante infestanti.
  •  Controllate le aiuole di stagionali con le fioriture estive.
  •  Raccogliete i semi delle piante che volete riprodurre.
  •  Eliminate i polloni da rose, arbusti e alberi.

Piante in vaso

  • Verificate con molta attenzione l’irrigazione delle piante in vaso, i colpi di calore possono essere fatali se l’impianto non funziona a dovere. Se dovete partire per il mare e non avete un impianto di irrigazione automatico attrezzatevi con sistemi alternativi: la mamma, la vicina, l’irrigazione per capillarità con i coni di terracotta (a tal proposito ricordate di riempire d’acqua sia i coni che i tubicini, altrimenti il sistema non funzionerà), ecc…

Interventi generali

  • Controllate tutori e legacci, la nuova vegetazione pesa e deve essere tutto ben solido.
  • Legate regolarmente i nuovi tralci delle piante rampicanti.
  • Controllate regolarmente lo stato della pacciamatura per mantenere sotto controllo lo sviluppo delle infestanti spontanee e per aiutare il terreno a mantenersi fresco.
  •  Verificate la presenza di parassiti ed eventuali problematiche fungine.

La canna comune (Arundo donax)

famiglia: Poaceae
genere: Arundo
specie: Arundo donax

canna comune spontanea
Canna comune spontanea sul margine delle zone coltivate

Qualche cenno botanico

La canna comune (Arundo donax L., 1753) o canna di palude o canna domestica è una pianta erbacea perenne e dal fusto lungo, cavo e robusto, che cresce bene in quasi tutti i terreni, anche i più poveri.

Arundo donax è la più grande tra le canne d’Europa, raggiungendo i 5/6 m di altezza. In condizioni ideali può anche superare i 10 m, con fusti, detti culmi, cavi del diametro di 2–3 cm. Le foglie sono alternate, di colore grigio-verde, lunghe 30–60 cm e larghe 2–6 cm; hanno una forma lanceolata, rastremata in punta, e alla base presentano un ciuffo di peli lanosi.

Nell’insieme A. donax assomiglia a una cannuccia di palude di grandi dimensioni o a una canna di bambù.

La sua area di origine si estende dal bacino del Mediterraneo al Medio Oriente fino all’India, ma attualmente la canna si può trovare sia piantata che naturalizzata nelle regioni temperate e subtropicali di entrambi gli emisferi. Forma dense macchie in terreni umidi, lungo gli argini di fiumi e stagni ma anche sui margini di campi coltivati e sulle dune sabbiose, anche in prossimità del mare.

La canna comune è una pianta dalla capacità fotosintetica estremamente alta, ciò le permette, in condizioni di disponibilità idrica sufficiente, di crescere molto velocemente; in primavera la crescita può arrivare fino a 5 cm al giorno!

Ciò la rende capace di crescere in macchie dense che possono soffocare altre piante e impedirne così la diffusione.

Dal punto di vista ecologico una macchia di Arundo donax vigorosa indica sempre ricchezza di acqua nel sottosuolo e profondità del suolo stesso. Quindi anche se si adatta a suoli poveri, la presenza di suoli aridi e ridotti in profondità è direttamente indicata dal ridotto vigore dei culmi.

La grande capacità di accrescimento rende A. donax una pianta molto utile per il risanamento o la decontaminazione ambientale di siti fortemente inquinati da sostanze organiche o metalli pesanti mediante il loro assorbimento e degradazione. Inoltre la canna comune presenta il grande vantaggio ecologico di non far entrare i composti tossici fissati nei suoi tessuti nella catena alimentare, perché è una pianta non appetita dagli animali.

La canna comune in giardino

Innanzi tutto una raccomandazione: riflettere bene prima di piantare la canna comune in giardino. La sua capacità adattativa e la velocità di crescita a lungo andare possono diventare un grosso problema; inoltre anche la sua eradicazione è piuttosto complessa e difficile se non si vuole ricorrere al diserbo chimico.

Annaffiatura: in piena terra le grandi capacità di captazione idrica fanno sì che l’irrigazione generalmente non sia necessaria; per quanto riguarda gli esemplari coltivati in vaso, peraltro piuttosto rari e poco diffusi, richiedono un’irrigazione costante per poter vegetare abbondantemente.

Consigliamo annaffiature frequenti e regolari, ma non eccessive. Ricordiamo sempre di attendere, tra un’annaffiatura e l’altra, che il terreno superiormente asciughi completamente.

Esposizione: la canna comune è una pianta che necessita di essere esposta ai raggi diretti del sole. L’Arundo donax può sopportare senza problemi temperature di alcuni gradi inferiori allo zero.

Concimazione: generalmente non viene concimata se a dimora in piena terra; per le piante in vaso in autunno/inverno si interviene interrando alla base degli arbusti una buona quantità di concime organico o di humus. Questo tipo di concimazione, oltre a migliorare l’impasto del terreno, rende disponibili, per circa 3-4 mesi, macroelementi, prevalentemente azoto. In questo modo il terreno vicino ai culmi ha un contenuto di azoto che si prolungherà fino alla primavera successiva, garantendo la crescita veloce e vigorosa tipica di questa pianta.

Trattamenti: generalmente non necessita di nessun tipo di trattamento.

Terreno: la canna comune preferisce un substrato di coltivazione profondo e ricco di acqua ma si adegua praticamente a qualsiasi terreno, anche ai più poveri.

La mimosa (Acacia dealbata)

famiglia: Fabaceae
genere: Acacia
specie: Acacia dealbata

fiori di mimosa
Mimosa in fiore

Qualche cenno botanico

L’Acacia dealbata è un albero originario della Tasmania, che è giunto in Italia verso la metà dell’800 e che si è ambientato perfettamente al clima mediterraneo. Oggi è spontaneo in tutte la regioni tirreniche mentre è sporadica la sua presenza spontanea nelle altre parti della penisola a causa soprattutto della sua sensibilità al freddo invernale.

La mimosa è un albero di taglia media che può raggiungere anche i 20 metri d’altezza in Australia, ma che nel nostro clima mediterraneo difficilmente supera i 5. Si tratta di piante sempreverdi, che quindi mantengono le foglie per tutto l’arco dell’anno, e che sono caratterizzate dalla spettacolare fioritura gialla tardo invernale.

La crescita è molto rapida (anche oltre 50 cm all’anno), ma la vita media di un esemplare è piuttosto breve, raramente superano i 50 anni. Per di più spesso vengono gravemente danneggiati da inverni con temperature al di sotto della media: è infatti un albero piuttosto sensibile alle basse temperature.

La coltivazione in piena terra conviene solo dove il clima sia particolarmente dolce. Altrove è però possibile tenere gli esemplari in grandi vasi, operando attente potature.

La mimosa in giardino

Esposizione: la mimosa necessita di luce diretta del sole, anche per molte ore al giorno. Durante l’inverno generalmente non necessitano di protezioni se le temperature minime sono superiori allo zero; teme invece molto le gelate e sotto i -5°C la Mimosa può andare incontro a danni da freddo piuttosto gravi, fino alla morte dell’esemplare. In quest’ottica sono da evitare anche i venti gelidi: quindi se viviamo in un’area dal clima non totalmente mite è bene porre a dimora gli alberi in una zone il più possibile riparata, magari nelle vicinanze di un muro esposto a Sud.

In climi particolarmente ventosi è consigliabile assicurare i giovani alberi a dei lunghi tutori solidi, in modo da evitare che il vento possa scalzare le giovani radici poco sviluppate o danneggiare i rami, che sono particolarmente elastici. Può capitare che gli esemplari giovani di pochi anni temano il freddo intenso ed il vento.

Nel mettere a dimora una mimosa ricordarsi di preparare una buca ampia, ponendo sul fondo della sabbia a grana grossa e un po’ di torba. Come per tutte le specie appartenenti alla famiglia delle Leguminosae non è assolutamente necessario l’apporto di concimi a base di azoto ed è meglio evitare di inserire stallatico o compost nella buca.

Annaffiature: bagnare una volta la mese con una decina di litri d’acqua, quando il substrato risulta asciutto da alcuni giorni. E’ consigliabile evitare gli eccessi, evitando che le piante siano troppo esposte alle piogge in questo periodo dell’anno. Si consiglia di annaffiare solo gli esemplari giovani, o da poco posti a dimora. Gli esemplari adulti in genere si accontentano delle piogge e riescono a sopportare anche le estati siccitose.

Concimazione: con l’arrivo dei mesi autunnali possiamo mescolare al terreno alla base degli alberi della torba. In genere si interviene solo ogni 2-3 anni.

Trattamenti: prima dell’arrivo dei mesi freddi può essere utile un trattamento anticrittogamico ad ampio spettro sulle piante che abbiano manifestato dei problemi di natura fungina. Le piante che sono state colpite da ticchiolatura o da altre patologie fungine vanno curate in maniera particolare, ricordando anche di raccogliere e distruggere tutte le foglie colpite dalla malattia.

Terreno: il terreno di coltivazione ideale è sciolto, profondo e molto ben drenato, caratteristiche tipiche dei suoli sabbiosi.

Non tollera invece i substrati argillosi o pesanti, soprattutto se caratterizzati dalla forte presenza di calcio: è infatti molto comune l’insorgenza di clorosi fogliare, che si ripercuote sulla vitalità generale dell’albero.

Potature: si effettuano generalmente in primavera, dopo la fioritura, anche per contenere la produzione di baccelli e la conseguente autodisseminazione.

A fine inverno si deve intervenire eliminando le branche che eventualmente sono state compromesse dal gelo.

Raccolta dei fiori: la raccolta dei fiori avviene tra la metà di febbraio e la fine di marzo in base all’andamento climatico e al sito d’impianto: si colgono i mazzetti quando cominciano ad aprirsi le prime corolle.

Moltiplicazione: è un albero piuttosto semplice da moltiplicare. Si può procedere tramite semina primaverile o prelievo di polloni radicali in primavera.

Parassiti e malattie: queste piante sono di solito piuttosto rustiche e non vengono attaccata da parassiti o da malattie. In condizioni di coltivazione non idonee possono essere gossette ad attacchi di cocciniglie e metcalfe.

Una fisiopatia comune è la clorosi: è frequente, prevalentemente su piante non innestate, in terreni a pH neutro o alcalino. Si previene distribuendo dalla fine dell’inverno abbondanti dosi di solfato di ferro (che aiuta ad acidificare il terreno). In genere sono sufficienti due o tre somministrazioni a distanza di 10/15 giorni.

Coltivazione in vaso: se viviamo in un’area con clima freddo possiamo scegliere di coltivare la mimosa in vaso. In questo caso è bene rivolgersi a rivenditori specializzati indirizzandosi possibilmente su varietà dallo sviluppo più contenuto.

Cosa importante è che il vaso dovrà avere una profondità di almeno 40 cm: l’apparato radicale diventa importante in breve tempo e bisogna evitare di dover ricorrere spesso a rinvasi. In queste condizioni, l’esemplare generalmente riesce a crescere bene fino almeno ad un’altezza di 2/3 metri.

Sul fondo dobbiamo creare uno spesso strato drenante con dell’argilla espansa. Creiamo poi un substrato leggero e ben drenato mescolando in parti uguali torba, sabbia di fiume e terriccio generico.

Irrighiamo leggermente e manteniamo il substrato sempre leggermente umido dalla primavera all’autunno, specie nel primo periodo di messa a dimora della pianta. Col passare degli anni potremo diradare maggiormente le bagnature, facendo però attenzione ad evitare sempre il ristagno idrico.

mimosa in vaso
Mimosa in vaso: l’alternativa per i posti con inverni freddi.

L’Abelia grandiflora

famiglia: Caprifoliaceae
genere: Abelia
specie: Abelia grandiflora

fiori e foglie abelia grandiflora
Abelia x grandiflora: una presenza in giardino facile e di sicuro effetto.

Qualche cenno botanico

Il genere Abelia comprende circa 20 specie di arbusti sempreverdi, o semi sempreverdi, perlopiù originari della Cina, del Giappone e del Messico. Il nome deriva dal medico Clarke Abel, il suo scopritore occidentale.

Le piante maggiormente coltivate nei giardini sono degli ibridi di una specie originaria della Cina, l’Abelia grandiflora.

Si tratta di piante dal portamento tondeggiante e gli esemplari di alcuni anni raggiungono l’altezza e la larghezza di 100-120 cm; i lunghi fusti, scarsamente ramificati, sono rossastri e tendono ad arcuarsi allungandosi, anche a causa dell’abbondante fioritura.

Le foglie sono ovali, dentellate, di piccole dimensioni di un bel verde scuro e lucido; le nuove foglie sono color bronzo e in autunno tutta la pianta assume questo gradevole colore.

In estate produce una profusione di piccoli fiorellini a trombetta, di colore bianco-rosato, che persistono fino ai primi freddi; il frutto è un achenio legnoso, contenente un singolo seme.

Nel caldo clima mediterraneo la fioritura è molto lunga ed abbondante e può andare da febbraio-marzo a tutto novembre.

L’abelia in giardino

L’abelia è una pianta dai molteplici utilizzi in giardino; prevalentemente utilizzata a crescita libera per stimolarne la lunga ed abbondante fioritura, può essere anche usata come pianta tenuta in forma obbligata in graziosi esemplari topiati, tipico è questo suo utilizzo nei giardini giapponesi in cui, soprattutto le forme sferiche medie e piccole, sono spesso realizzate con questa specie.

Esposizione: questa pianta preferisce le posizioni in pieno sole o a mezzombra; non teme il freddo e in giardino si sviluppa senza problemi in piena terra, anche se preferisce posizioni riparate dai freddi venti invernali.

Volendo si può scegliere di potare drasticamente la pianta alla base in autunno, per favorire uno sviluppo più compatto e vigoroso la primavera successiva.

Annaffiature: le giovani piante necessitano di annaffiature regolari, mentre le piante adulte possono invece sopportare alcuni giorni di siccità senza problemi

Nel periodo che va da marzo a ottobre annaffiare sporadicamente, una volta a settimana; con l’arrivo dei freddi diminuire drasticamente le annaffiature, senza però sospenderle del tutto, essendo l’abelia una pianta sempreverde.

Nel periodo vegetativo può essere utile fornire del compost maturo in superficie oppure del concime per piante fiorifere.

Terreno: le abelie crescono senza problemi in qualsiasi terreno, anche in comune terra da giardino.

Sicuramente però per ottenere una fioritura abbondante e uno sviluppo rigoglioso si deve mettere a disposizione una buona quantità di sostanza organica ed evitare i ristagni idrici.

Nel mettere a dimora un’abelia è utile ricordarsi di preparare una buca abbastanza ampia, ponendo sul fondo della sabbia a grana grossa unita a del buon compost, in modo da favorire un rapido attecchimento e un veloce sviluppo iniziale.

Moltiplicazione: avviene per seme, in primavera; le Abelia grandiflora si moltiplicano invece per talea, prelevando delle porzioni di fusto in primavera, che vanno fatte radicare in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali; le nuove piante vanno coltivate in contenitore per almeno un paio d’anni prima di poter essere messe a dimora.

Parassiti e malattie: queste piante sono generalmente molto rustiche e non vengono attaccate da parassiti o malattie; anche per questo motivo sono molto utilizzate nei moderni giardini a bassa manutenzione.

Le lavorazioni di luglio in giardino

Luglio è il mese centrale dell’estate. Tradizionalmente dedicato alla raccolta dei cereali e alla tosatura delle pecore, è il mese in cui per molte piante mediterranee utilizzate nel giardino inizia la stasi estiva; nell’orto invece è un’esplosione di colori e sapori.

Con l’arrivo del caldo estivo molte piante rallentano il loro metabolismo e anche il giardiniere più impegnato può trovare un po’ di tempo per andare al mare…

Prato

  • Continuate a sfalciare a seconda del ritmo di crescita e dell’altezza voluta del manto erboso.
  •  Controllate lo sviluppo delle piante spontanee.
  •  Controllare l’irrigazione del tappeto erboso, facendo particolare attenzione alle parti maggiormente esposte al sole diretto nelle ore centrali della giornata.

Orto

  • Continuate le raccolte regolarmente per stimolare gli ortaggi a nuove fruttificazioni.
  •  Seminate gli ortaggi a raccolta invernale come cavoli, lattughe e ravanelli invernali.
  •  Verificate e nel caso rinnovate la pacciamatura dell’orto.
  •  Controllate i tutori e le piante rampicanti: le piante sono diventate molto pesanti e tutto deve reggere bene; se i fagioli superano in altezza i tutori, potatene leggermente le cime.
  •  Tenete sotto controllo gli afidi, le lumache e le limacce ed intervenite se necessario.

Arbusti ornamentali

  • Continuate a tosare le siepi se necessario.
  •  Rimuovete i capolini sfioriti delle piante annuali e delle perenni.
  •  Controllate i tutori e i sostegni per i rampicanti.
  •  Controllate l’irrigazione dei cespugli ornamentali, il caldo si fa intenso e la regolarita di funzionamento dell’impianto è indispensabile.
  •  Rinnovate la pacciamatura nelle aiuole e sotto le siepi per controllare lo sviluppo delle piante infestanti.
  •  Controllate le aiuole di stagionali con le fioriture estive.
  •  Raccogliete i semi delle piante che volete riprodurre.
  •  Eliminate i polloni da rose, arbusti e alberi.

 
Piante in vaso

  • Verificate con molta attenzione l’irrigazione delle piante in vaso, i colpi di calore possono essere fatali se l’impianto non funziona a dovere.

Interventi generali

  •  Controllate tutori e legacci, la nuova vegetazione pesa e deve essere tutto ben solido.
  • Legate regolarmente i nuovi tralci delle piante rampicanti.
  • Controllate regolarmente lo stato della pacciamatura per mantenere sotto controllo lo sviluppo delle infestanti spontanee e per aiutare il terreno a mantenersi fresco.
  • Verificate la presenza di afidi e altri parassiti.

Il melograno

famiglia: Punicaceae
genere: Punica
specie: Punica granatum

melagrane
Frutti del melograno nano

Qualche cenno botanico

Originario della regione geografica che va dall’Iran alla zona himalayana dell’India settentrionale; è presente sin dall’antichità nel Caucaso e nell’intera Macchia mediterranea.
Il frutto viene chiamato melagrana ed è coltivato da molti millenni; già presente in epoca preistorica nell’area costiera del Mediterraneo, è poi stato diffuso dai Fenici, dai Greci, dai Romani e in seguito anche dagli Arabi.
anche a causa della variabilità delle forme selvatiche, le varietà coltivate sono numerosissime.
La fioritura di un vivo colore rosso avviene a maggio. Il frutto matura a ottobre-novembre, a seconda delle varietà. La melagrana, o granata, è una bacca modificata (botanicamente detta Balausta) di consistenza molto robusta, con buccia molto dura e coriacea.
Il frutto ha una forma tendenzialmente rotonda o leggermente allungata, le cui dimensioni sono fortemente condizionate dalla varietà e, soprattutto, dalle condizioni di coltivazione e dalla disponibilità idrica estiva.
Il melograno viene utilizzato come pianta ornamentale nei giardini e per la produzione dei frutti eduli, le melagrane.
I semi ricchi di vitamina C, hanno proprietà blandamente diuretiche, si usano anche per la preparazione di sciroppi e della Granatina.

Il melograno nella storia

Il melograno è una pianta dal forte valore simbolico in molte culture indoeuropee.

Fu utilizzato già nel culto di Zoroastro come immagine del sole, in Persia il melograno divenne poi uno dei motivi più ricorrenti e amati dai Safavidi. Il simbolismo del melograno si collega a quello più generale dei frutti con molti semi; è un simbolo di fecondità e di discendenza numerosa.

Nell’antica Grecia era un attributo di Era e di Afrodite e, a Roma, l’acconciatura delle spose veniva fatta con rami di melograno. Ancor oggi nella tradizione indiana le donne bevono succo di melograno per combattere la sterilità.

Nella mistica cristiana, San Giovanni della Croce considerava i semi di melograno simbolo delle perfezioni divine nei loro innumerevoli effetti; a ciò aggiungeva che la rotondità del frutto era espressione dell’eternità divina, mentre il succo rappresentava il godimento dell’anima che ama e conosce. Secondo la simbologia cristiana e cattolica il melograno rappresenta l’energia vitale e significa fecondità, abbondanza, amore ardente, carità, umiltà, unione di tutti i figli della Chiesa.

Tale simbologia fece sì che per la cultura tradizionale italiana rappresentava la ricchezza e la fertilità e come tale era un prezioso elemento del rito nuziale.

Nella poesia galante persiana, il melograno evoca il seno: “Le sue guance sono come il fiore del melograno e le sue labbra come il succo del melograno.”

Le sue proprietà terapeutiche

Nell’antico Egitto era nota e ritenuta pianta medicinale per le sue proprietà terapeutiche e vermifughe, ed era inoltre utilizzata nelle cerimonie funebri. Le melagrane sono state raffigurate nelle tombe egizie del 2500 a.C.; sono state nominate nelle iscrizioni di Tutmosi I (1547 a.C.); simboli del frutto del melograno sono stati ritrovati nella tomba di Ramses IV (1145 a.C.).

La città spagnola di Granada ha nello stemma un frutto di melograno, in spagnolo (Granada) ed in antico francese (la Grenade) significavano appunto melograno. La denominazione della città spagnola deriva dall’introduzione del frutto operata dalla dominazione moresca nella penisola iberica.

Il melograno in giardino

Tradizionalmente presente sia nei giardini religiosi che in quelli privati urbani e campestri, per la sua forte valenza simbolica e la sua rusticità e frugalità; oggi il melograno rappresenta un eccellente decoro vegetale per i giardini moderni.

Si adatta benissimo, infatti, sia alla coltivazione in forma cespugliosa che come alberello e la sua tipica rusticità mediterranea gli permettono di vegetare ottimamente sia in vaso che in piena terra.

È inoltre una presenza irrinunciabile nei giardini asciutti, senza irrigazione, perché è capace di attingere a risorse idriche inaccessibili a moltissime altre piante.

Nella moderna vivaistica è molto utilizzato anche il cosiddetto melograno nano: una pianta dalle ridotte dimensioni, generalmente non supera il metro d’altezza, che viene coltivata a cespuglio e rende particolarmente bene in vaso o in posizioni semiombreggiate.

albero di melograno
Il melograno: un piccolo albero bello e prezioso

Le lavorazioni di giugno in giardino

Giugno è il mese dell’inizio dell’estate. Tradizionalmente dedicato alla raccolta dei cereali, è uno dei mesi di maggiore abbondanza sia in giardino che nell’orto..

Come in tutti i mesi primaverili, anche a inizio estate le cose da fare sono tante…

Prato

  • Continuate a sfalciare a seconda del ritmo di crescita e dell’altezza voluta del manto erboso.
  • Rastrellate l’eventuale muschio dalle zone ombreggiate e seminate un miscuglio di specie da ombra.
  • Controllate lo sviluppo delle piante spontanee.
  • Portate l’irrigazione del tappeto erboso al regime estivo, facendo particolare attenzione alle parti maggiormente esposte al sole diretto nelle ore centrali della giornata.
  • Se non lo avete già fatto a maggio, distribuite del compost maturo, eventualmente arricchito da un po’ di letame maturo o di concime azotato, per stimolare la crescita rigogliosa del prato.

Orto

  • Piantate tutti gli ortaggi a ciclo estivo come le cucurbitacee (zucche, zucchine, cetrioli, cocomeri e meloni ), i pomodori, i peperoni, le melanzane, gli ortaggi da foglia come  le insalate, il mais, le leguminose.
  • Verificate e nel caso rinnovate la pacciamatura dell’orto.
  • Controllate i tutori delle piante rampicanti: le piante cominciano ad essere pesanti e tutto deve reggere bene.

Arbusti ornamentali

  • Rimuovete i capolini sfioriti delle piante annuali e delle perenni.
  • Tosate le siepi e le aiuole topiate asportando parte della crescita primaverile.
  • Controllate i tutori e i sostegni per i rampicanti.
  • Avviate l’irrigazione dei cespugli ornamentali in base alle specifiche esigenze delle diverse specie.
  • Rinnovate la pacciamatura nelle aiuole e sotto le siepi per controllare lo sviluppo delle piante infestanti.
  • Controllate le aiuole di stagionali con le fioriture estive.
  • Potate gli arbusti a fioritura precoce dopo che avranno ultimato la fioritura, come per esempio le clematidi a fioritura primaverile.
  • Eliminate i polloni da rose, arbusti e alberi.
  • Eliminate le foglie completamente appassite dei bulbi primaverili.
  • Estraete dal terreno, ed eventualmente dividete, i bulbi se necessario.

 
Piante in vaso

  • Rinvasate le piante che devono cambiare vaso, aumentandone leggermente la misura.
  • Verificate con molta attenzione l’irrigazione delle piante in vaso, i primi caldi possono essere fatali se l’impianto non funziona a dovere.
     

    Interventi generali

  • Controllate tutori e legacci, la nuova vegetazione pesa e deve essere tutto ben solido.
  • Legate regolarmente i nuovi tralci delle piante rampicanti.
  • Controllate regolarmente lo stato della pacciamatura per mantenere sotto controllo lo sviluppo delle infestanti spontanee.
  • Verificate la presenza di afidi e altri parassiti.