La mimosa (Acacia dealbata)

famiglia: Fabaceae
genere: Acacia
specie: Acacia dealbata

fiori di mimosa
Mimosa in fiore

Qualche cenno botanico

L’Acacia dealbata è un albero originario della Tasmania, che è giunto in Italia verso la metà dell’800 e che si è ambientato perfettamente al clima mediterraneo. Oggi è spontaneo in tutte la regioni tirreniche mentre è sporadica la sua presenza spontanea nelle altre parti della penisola a causa soprattutto della sua sensibilità al freddo invernale.

La mimosa è un albero di taglia media che può raggiungere anche i 20 metri d’altezza in Australia, ma che nel nostro clima mediterraneo difficilmente supera i 5. Si tratta di piante sempreverdi, che quindi mantengono le foglie per tutto l’arco dell’anno, e che sono caratterizzate dalla spettacolare fioritura gialla tardo invernale.

La crescita è molto rapida (anche oltre 50 cm all’anno), ma la vita media di un esemplare è piuttosto breve, raramente superano i 50 anni. Per di più spesso vengono gravemente danneggiati da inverni con temperature al di sotto della media: è infatti un albero piuttosto sensibile alle basse temperature.

La coltivazione in piena terra conviene solo dove il clima sia particolarmente dolce. Altrove è però possibile tenere gli esemplari in grandi vasi, operando attente potature.

La mimosa in giardino

Esposizione: la mimosa necessita di luce diretta del sole, anche per molte ore al giorno. Durante l’inverno generalmente non necessitano di protezioni se le temperature minime sono superiori allo zero; teme invece molto le gelate e sotto i -5°C la Mimosa può andare incontro a danni da freddo piuttosto gravi, fino alla morte dell’esemplare. In quest’ottica sono da evitare anche i venti gelidi: quindi se viviamo in un’area dal clima non totalmente mite è bene porre a dimora gli alberi in una zone il più possibile riparata, magari nelle vicinanze di un muro esposto a Sud.

In climi particolarmente ventosi è consigliabile assicurare i giovani alberi a dei lunghi tutori solidi, in modo da evitare che il vento possa scalzare le giovani radici poco sviluppate o danneggiare i rami, che sono particolarmente elastici. Può capitare che gli esemplari giovani di pochi anni temano il freddo intenso ed il vento.

Nel mettere a dimora una mimosa ricordarsi di preparare una buca ampia, ponendo sul fondo della sabbia a grana grossa e un po’ di torba. Come per tutte le specie appartenenti alla famiglia delle Leguminosae non è assolutamente necessario l’apporto di concimi a base di azoto ed è meglio evitare di inserire stallatico o compost nella buca.

Annaffiature: bagnare una volta la mese con una decina di litri d’acqua, quando il substrato risulta asciutto da alcuni giorni. E’ consigliabile evitare gli eccessi, evitando che le piante siano troppo esposte alle piogge in questo periodo dell’anno. Si consiglia di annaffiare solo gli esemplari giovani, o da poco posti a dimora. Gli esemplari adulti in genere si accontentano delle piogge e riescono a sopportare anche le estati siccitose.

Concimazione: con l’arrivo dei mesi autunnali possiamo mescolare al terreno alla base degli alberi della torba. In genere si interviene solo ogni 2-3 anni.

Trattamenti: prima dell’arrivo dei mesi freddi può essere utile un trattamento anticrittogamico ad ampio spettro sulle piante che abbiano manifestato dei problemi di natura fungina. Le piante che sono state colpite da ticchiolatura o da altre patologie fungine vanno curate in maniera particolare, ricordando anche di raccogliere e distruggere tutte le foglie colpite dalla malattia.

Terreno: il terreno di coltivazione ideale è sciolto, profondo e molto ben drenato, caratteristiche tipiche dei suoli sabbiosi.

Non tollera invece i substrati argillosi o pesanti, soprattutto se caratterizzati dalla forte presenza di calcio: è infatti molto comune l’insorgenza di clorosi fogliare, che si ripercuote sulla vitalità generale dell’albero.

Potature: si effettuano generalmente in primavera, dopo la fioritura, anche per contenere la produzione di baccelli e la conseguente autodisseminazione.

A fine inverno si deve intervenire eliminando le branche che eventualmente sono state compromesse dal gelo.

Raccolta dei fiori: la raccolta dei fiori avviene tra la metà di febbraio e la fine di marzo in base all’andamento climatico e al sito d’impianto: si colgono i mazzetti quando cominciano ad aprirsi le prime corolle.

Moltiplicazione: è un albero piuttosto semplice da moltiplicare. Si può procedere tramite semina primaverile o prelievo di polloni radicali in primavera.

Parassiti e malattie: queste piante sono di solito piuttosto rustiche e non vengono attaccata da parassiti o da malattie. In condizioni di coltivazione non idonee possono essere gossette ad attacchi di cocciniglie e metcalfe.

Una fisiopatia comune è la clorosi: è frequente, prevalentemente su piante non innestate, in terreni a pH neutro o alcalino. Si previene distribuendo dalla fine dell’inverno abbondanti dosi di solfato di ferro (che aiuta ad acidificare il terreno). In genere sono sufficienti due o tre somministrazioni a distanza di 10/15 giorni.

Coltivazione in vaso: se viviamo in un’area con clima freddo possiamo scegliere di coltivare la mimosa in vaso. In questo caso è bene rivolgersi a rivenditori specializzati indirizzandosi possibilmente su varietà dallo sviluppo più contenuto.

Cosa importante è che il vaso dovrà avere una profondità di almeno 40 cm: l’apparato radicale diventa importante in breve tempo e bisogna evitare di dover ricorrere spesso a rinvasi. In queste condizioni, l’esemplare generalmente riesce a crescere bene fino almeno ad un’altezza di 2/3 metri.

Sul fondo dobbiamo creare uno spesso strato drenante con dell’argilla espansa. Creiamo poi un substrato leggero e ben drenato mescolando in parti uguali torba, sabbia di fiume e terriccio generico.

Irrighiamo leggermente e manteniamo il substrato sempre leggermente umido dalla primavera all’autunno, specie nel primo periodo di messa a dimora della pianta. Col passare degli anni potremo diradare maggiormente le bagnature, facendo però attenzione ad evitare sempre il ristagno idrico.

mimosa in vaso
Mimosa in vaso: l’alternativa per i posti con inverni freddi.

L’Abelia grandiflora

famiglia: Caprifoliaceae
genere: Abelia
specie: Abelia grandiflora

fiori e foglie abelia grandiflora
Abelia x grandiflora: una presenza in giardino facile e di sicuro effetto.

Qualche cenno botanico

Il genere Abelia comprende circa 20 specie di arbusti sempreverdi, o semi sempreverdi, perlopiù originari della Cina, del Giappone e del Messico. Il nome deriva dal medico Clarke Abel, il suo scopritore occidentale.

Le piante maggiormente coltivate nei giardini sono degli ibridi di una specie originaria della Cina, l’Abelia grandiflora.

Si tratta di piante dal portamento tondeggiante e gli esemplari di alcuni anni raggiungono l’altezza e la larghezza di 100-120 cm; i lunghi fusti, scarsamente ramificati, sono rossastri e tendono ad arcuarsi allungandosi, anche a causa dell’abbondante fioritura.

Le foglie sono ovali, dentellate, di piccole dimensioni di un bel verde scuro e lucido; le nuove foglie sono color bronzo e in autunno tutta la pianta assume questo gradevole colore.

In estate produce una profusione di piccoli fiorellini a trombetta, di colore bianco-rosato, che persistono fino ai primi freddi; il frutto è un achenio legnoso, contenente un singolo seme.

Nel caldo clima mediterraneo la fioritura è molto lunga ed abbondante e può andare da febbraio-marzo a tutto novembre.

L’abelia in giardino

L’abelia è una pianta dai molteplici utilizzi in giardino; prevalentemente utilizzata a crescita libera per stimolarne la lunga ed abbondante fioritura, può essere anche usata come pianta tenuta in forma obbligata in graziosi esemplari topiati, tipico è questo suo utilizzo nei giardini giapponesi in cui, soprattutto le forme sferiche medie e piccole, sono spesso realizzate con questa specie.

Esposizione: questa pianta preferisce le posizioni in pieno sole o a mezzombra; non teme il freddo e in giardino si sviluppa senza problemi in piena terra, anche se preferisce posizioni riparate dai freddi venti invernali.

Volendo si può scegliere di potare drasticamente la pianta alla base in autunno, per favorire uno sviluppo più compatto e vigoroso la primavera successiva.

Annaffiature: le giovani piante necessitano di annaffiature regolari, mentre le piante adulte possono invece sopportare alcuni giorni di siccità senza problemi

Nel periodo che va da marzo a ottobre annaffiare sporadicamente, una volta a settimana; con l’arrivo dei freddi diminuire drasticamente le annaffiature, senza però sospenderle del tutto, essendo l’abelia una pianta sempreverde.

Nel periodo vegetativo può essere utile fornire del compost maturo in superficie oppure del concime per piante fiorifere.

Terreno: le abelie crescono senza problemi in qualsiasi terreno, anche in comune terra da giardino.

Sicuramente però per ottenere una fioritura abbondante e uno sviluppo rigoglioso si deve mettere a disposizione una buona quantità di sostanza organica ed evitare i ristagni idrici.

Nel mettere a dimora un’abelia è utile ricordarsi di preparare una buca abbastanza ampia, ponendo sul fondo della sabbia a grana grossa unita a del buon compost, in modo da favorire un rapido attecchimento e un veloce sviluppo iniziale.

Moltiplicazione: avviene per seme, in primavera; le Abelia grandiflora si moltiplicano invece per talea, prelevando delle porzioni di fusto in primavera, che vanno fatte radicare in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali; le nuove piante vanno coltivate in contenitore per almeno un paio d’anni prima di poter essere messe a dimora.

Parassiti e malattie: queste piante sono generalmente molto rustiche e non vengono attaccate da parassiti o malattie; anche per questo motivo sono molto utilizzate nei moderni giardini a bassa manutenzione.

Le lavorazioni di luglio in giardino

Luglio è il mese centrale dell’estate. Tradizionalmente dedicato alla raccolta dei cereali e alla tosatura delle pecore, è il mese in cui per molte piante mediterranee utilizzate nel giardino inizia la stasi estiva; nell’orto invece è un’esplosione di colori e sapori.

Con l’arrivo del caldo estivo molte piante rallentano il loro metabolismo e anche il giardiniere più impegnato può trovare un po’ di tempo per andare al mare…

Prato

  • Continuate a sfalciare a seconda del ritmo di crescita e dell’altezza voluta del manto erboso.
  •  Controllate lo sviluppo delle piante spontanee.
  •  Controllare l’irrigazione del tappeto erboso, facendo particolare attenzione alle parti maggiormente esposte al sole diretto nelle ore centrali della giornata.

Orto

  • Continuate le raccolte regolarmente per stimolare gli ortaggi a nuove fruttificazioni.
  •  Seminate gli ortaggi a raccolta invernale come cavoli, lattughe e ravanelli invernali.
  •  Verificate e nel caso rinnovate la pacciamatura dell’orto.
  •  Controllate i tutori e le piante rampicanti: le piante sono diventate molto pesanti e tutto deve reggere bene; se i fagioli superano in altezza i tutori, potatene leggermente le cime.
  •  Tenete sotto controllo gli afidi, le lumache e le limacce ed intervenite se necessario.

Arbusti ornamentali

  • Continuate a tosare le siepi se necessario.
  •  Rimuovete i capolini sfioriti delle piante annuali e delle perenni.
  •  Controllate i tutori e i sostegni per i rampicanti.
  •  Controllate l’irrigazione dei cespugli ornamentali, il caldo si fa intenso e la regolarita di funzionamento dell’impianto è indispensabile.
  •  Rinnovate la pacciamatura nelle aiuole e sotto le siepi per controllare lo sviluppo delle piante infestanti.
  •  Controllate le aiuole di stagionali con le fioriture estive.
  •  Raccogliete i semi delle piante che volete riprodurre.
  •  Eliminate i polloni da rose, arbusti e alberi.

 
Piante in vaso

  • Verificate con molta attenzione l’irrigazione delle piante in vaso, i colpi di calore possono essere fatali se l’impianto non funziona a dovere.

Interventi generali

  •  Controllate tutori e legacci, la nuova vegetazione pesa e deve essere tutto ben solido.
  • Legate regolarmente i nuovi tralci delle piante rampicanti.
  • Controllate regolarmente lo stato della pacciamatura per mantenere sotto controllo lo sviluppo delle infestanti spontanee e per aiutare il terreno a mantenersi fresco.
  • Verificate la presenza di afidi e altri parassiti.

Il melograno

famiglia: Punicaceae
genere: Punica
specie: Punica granatum

melagrane
Frutti del melograno nano

Qualche cenno botanico

Originario della regione geografica che va dall’Iran alla zona himalayana dell’India settentrionale; è presente sin dall’antichità nel Caucaso e nell’intera Macchia mediterranea.
Il frutto viene chiamato melagrana ed è coltivato da molti millenni; già presente in epoca preistorica nell’area costiera del Mediterraneo, è poi stato diffuso dai Fenici, dai Greci, dai Romani e in seguito anche dagli Arabi.
anche a causa della variabilità delle forme selvatiche, le varietà coltivate sono numerosissime.
La fioritura di un vivo colore rosso avviene a maggio. Il frutto matura a ottobre-novembre, a seconda delle varietà. La melagrana, o granata, è una bacca modificata (botanicamente detta Balausta) di consistenza molto robusta, con buccia molto dura e coriacea.
Il frutto ha una forma tendenzialmente rotonda o leggermente allungata, le cui dimensioni sono fortemente condizionate dalla varietà e, soprattutto, dalle condizioni di coltivazione e dalla disponibilità idrica estiva.
Il melograno viene utilizzato come pianta ornamentale nei giardini e per la produzione dei frutti eduli, le melagrane.
I semi ricchi di vitamina C, hanno proprietà blandamente diuretiche, si usano anche per la preparazione di sciroppi e della Granatina.

Il melograno nella storia

Il melograno è una pianta dal forte valore simbolico in molte culture indoeuropee.

Fu utilizzato già nel culto di Zoroastro come immagine del sole, in Persia il melograno divenne poi uno dei motivi più ricorrenti e amati dai Safavidi. Il simbolismo del melograno si collega a quello più generale dei frutti con molti semi; è un simbolo di fecondità e di discendenza numerosa.

Nell’antica Grecia era un attributo di Era e di Afrodite e, a Roma, l’acconciatura delle spose veniva fatta con rami di melograno. Ancor oggi nella tradizione indiana le donne bevono succo di melograno per combattere la sterilità.

Nella mistica cristiana, San Giovanni della Croce considerava i semi di melograno simbolo delle perfezioni divine nei loro innumerevoli effetti; a ciò aggiungeva che la rotondità del frutto era espressione dell’eternità divina, mentre il succo rappresentava il godimento dell’anima che ama e conosce. Secondo la simbologia cristiana e cattolica il melograno rappresenta l’energia vitale e significa fecondità, abbondanza, amore ardente, carità, umiltà, unione di tutti i figli della Chiesa.

Tale simbologia fece sì che per la cultura tradizionale italiana rappresentava la ricchezza e la fertilità e come tale era un prezioso elemento del rito nuziale.

Nella poesia galante persiana, il melograno evoca il seno: “Le sue guance sono come il fiore del melograno e le sue labbra come il succo del melograno.”

Le sue proprietà terapeutiche

Nell’antico Egitto era nota e ritenuta pianta medicinale per le sue proprietà terapeutiche e vermifughe, ed era inoltre utilizzata nelle cerimonie funebri. Le melagrane sono state raffigurate nelle tombe egizie del 2500 a.C.; sono state nominate nelle iscrizioni di Tutmosi I (1547 a.C.); simboli del frutto del melograno sono stati ritrovati nella tomba di Ramses IV (1145 a.C.).

La città spagnola di Granada ha nello stemma un frutto di melograno, in spagnolo (Granada) ed in antico francese (la Grenade) significavano appunto melograno. La denominazione della città spagnola deriva dall’introduzione del frutto operata dalla dominazione moresca nella penisola iberica.

Il melograno in giardino

Tradizionalmente presente sia nei giardini religiosi che in quelli privati urbani e campestri, per la sua forte valenza simbolica e la sua rusticità e frugalità; oggi il melograno rappresenta un eccellente decoro vegetale per i giardini moderni.

Si adatta benissimo, infatti, sia alla coltivazione in forma cespugliosa che come alberello e la sua tipica rusticità mediterranea gli permettono di vegetare ottimamente sia in vaso che in piena terra.

È inoltre una presenza irrinunciabile nei giardini asciutti, senza irrigazione, perché è capace di attingere a risorse idriche inaccessibili a moltissime altre piante.

Nella moderna vivaistica è molto utilizzato anche il cosiddetto melograno nano: una pianta dalle ridotte dimensioni, generalmente non supera il metro d’altezza, che viene coltivata a cespuglio e rende particolarmente bene in vaso o in posizioni semiombreggiate.

albero di melograno
Il melograno: un piccolo albero bello e prezioso

Le lavorazioni di giugno in giardino

Giugno è il mese dell’inizio dell’estate. Tradizionalmente dedicato alla raccolta dei cereali, è uno dei mesi di maggiore abbondanza sia in giardino che nell’orto..

Come in tutti i mesi primaverili, anche a inizio estate le cose da fare sono tante…

Prato

  • Continuate a sfalciare a seconda del ritmo di crescita e dell’altezza voluta del manto erboso.
  • Rastrellate l’eventuale muschio dalle zone ombreggiate e seminate un miscuglio di specie da ombra.
  • Controllate lo sviluppo delle piante spontanee.
  • Portate l’irrigazione del tappeto erboso al regime estivo, facendo particolare attenzione alle parti maggiormente esposte al sole diretto nelle ore centrali della giornata.
  • Se non lo avete già fatto a maggio, distribuite del compost maturo, eventualmente arricchito da un po’ di letame maturo o di concime azotato, per stimolare la crescita rigogliosa del prato.

Orto

  • Piantate tutti gli ortaggi a ciclo estivo come le cucurbitacee (zucche, zucchine, cetrioli, cocomeri e meloni ), i pomodori, i peperoni, le melanzane, gli ortaggi da foglia come  le insalate, il mais, le leguminose.
  • Verificate e nel caso rinnovate la pacciamatura dell’orto.
  • Controllate i tutori delle piante rampicanti: le piante cominciano ad essere pesanti e tutto deve reggere bene.

Arbusti ornamentali

  • Rimuovete i capolini sfioriti delle piante annuali e delle perenni.
  • Tosate le siepi e le aiuole topiate asportando parte della crescita primaverile.
  • Controllate i tutori e i sostegni per i rampicanti.
  • Avviate l’irrigazione dei cespugli ornamentali in base alle specifiche esigenze delle diverse specie.
  • Rinnovate la pacciamatura nelle aiuole e sotto le siepi per controllare lo sviluppo delle piante infestanti.
  • Controllate le aiuole di stagionali con le fioriture estive.
  • Potate gli arbusti a fioritura precoce dopo che avranno ultimato la fioritura, come per esempio le clematidi a fioritura primaverile.
  • Eliminate i polloni da rose, arbusti e alberi.
  • Eliminate le foglie completamente appassite dei bulbi primaverili.
  • Estraete dal terreno, ed eventualmente dividete, i bulbi se necessario.

 
Piante in vaso

  • Rinvasate le piante che devono cambiare vaso, aumentandone leggermente la misura.
  • Verificate con molta attenzione l’irrigazione delle piante in vaso, i primi caldi possono essere fatali se l’impianto non funziona a dovere.
     

    Interventi generali

  • Controllate tutori e legacci, la nuova vegetazione pesa e deve essere tutto ben solido.
  • Legate regolarmente i nuovi tralci delle piante rampicanti.
  • Controllate regolarmente lo stato della pacciamatura per mantenere sotto controllo lo sviluppo delle infestanti spontanee.
  • Verificate la presenza di afidi e altri parassiti.

 

 

La Rosa

La rosa viene da sempre considerata la regina dei fiori, sia per la sua bellezza, sia per la grande varietà di fioriture tanto diverse per forme, colori e profumi che ha sempre regalato ai giardinieri di tutto il mondo.

Classificazione delle rose

Le migliaia di rose esistenti, tra specie e varietà, vengono genericamente suddivise in tre grandi gruppi i cui confini, talvolta, possono risultare incerti: rose botaniche, rose antiche e rose moderne.

Rose botaniche

Le rose Botaniche o Specie o anche dette Selvatiche, sono le rose spontanee che crescono in varie zone dell’Emisfero Settentrionale, dalle più torride alle più fredde.

Probabilmente esistenti prima dell’uomo, in Oregon è stato rinvenuto un reperto fossile di una foglia di rosa risalente a quaranta milioni di anni fa, se ne conoscono 150-200 tra specie e loro primi ibridi. Solo poche di queste, però, sono le progenitrici delle decine di migliaia di rose esistenti tra antiche e moderne.  

rosa botanica
Rosa botanica

 

Rose antiche

Alla categoria delle antiche, appartengono molte rose che vengono raggruppate in classi a seconda della loro origine. Spesso sono il risultato di incroci spontanei tra rose botaniche che l’uomo, involontariamente, faceva incontrare nei suoi spostamenti da una parte all’altra del Mondo. Talvolta sono il frutto delle prime sperimentazioni nel campo della ibridazione, cominciate a partire dai primi decenni dell’Ottocento. Tra i gruppi rappresentativi si possono annoverare: Galliche, Alba, Damascene, Centifolie, Muscose, Eglanteria, Moschate, Borboniane, Rugose, Spinosissime, Chinenses e Ibridi Perenni.

rosa gallica officinalis
Rosa gallica officinalis

Rose moderne

Nella vasta e generica categoria delle “moderne” vengono inserite le moltissime varietà ottenute dall’uomo a partire dalla fine dell’800, quando si cominciò ad utilizzare per incrocio le rose che gli inglesi avevano portato dalla Cina e dalle altre regioni dell’Estremo Oriente con le navi cariche di the (da qui, probabilmente, il nome Tea). La progenitrice delle rose moderne è quindi la Rosa Tea (R. x Odorata) risultato dell’incrocio tra la R. Gigantea e la R. Chinensis. Incrociata poi con le Borboniane e con gli Ibridi Perenni, ha dato vita agli Ibridi di Tea (HT).

HT (Ibridi di Tea)

Caratteristica delle rose HT è lo stelo lungo sul quale sono portati uno o pochi fiori a forma di calice allungato (sono Ibridi di Tea, ad esempio, le rose recise che si acquistano dal fiorista). Altra caratteristica importante è la rifiorenza, pressoché continua, da fine Aprile a Febbraio.

Floribunde

Anche le Floribunde hanno “sangue” cinese, sono infatti il prodotto dell’incrocio tra rose HT e rose Polyantha, a loro volta risultato dell’incrocio tra la R. Multiflora e la R. Chinensis Minima. Delle rose cinesi hanno sicuramente la rifiorenza, ma l’aspetto, in confronto alle HT, è diverso: i fiori sono a mazzetti e più piccoli. Si prestano bene come rose da bordura e per avere degli effetti cromatici.

Altre sottoclassi appartenenti al vasto gruppo delle rose moderne sono le seguenti:

Rose Inglesi

Rappresentano una nuova famiglia di rose ottenute dall’ibridatore inglese David Austin, a partire dagli anni sessanta, e inserite nel gruppo delle Arbustive. Come queste ultime, infatti, sono il risultato dell’incrocio tra rose antiche e rose moderne. Delle prime hanno il profumo, il portamento, la forma del fiore ed i colori spesso tenui. Delle seconde la rifiorenza.

Rose Ricadenti o Coprisuolo

Anche queste sono inserite nel gruppo delle Arbustive. Con i loro sottili e flessuosi rami si adattano a coprire muri o recinzioni, grazie anche al peso dei fiori. Poste in piano diventano “tappezzanti o coprisuolo” proponendo, quando sono in fiore, suggestivi effetti.

Rose Miniatura

Chiamate anche “Lillipuziane”, si sono affermate negli ultimi anni perché facilmente coltivabili in vaso e quindi adatte per ornare terrazze e balconi. Hanno tutte come antenata la “Rouletii”, variante della R. Chinensis Minima, scoperta casualmente in Svizzera dal Maggiore Roulet nel 1918 e catalogata dal botanico ginevrino Henri Correvon che la introdusse nel 1922.

Rose Patio

Classe intermedia tra le miniature e le piccole floribunde. Anche queste si coltivano facilmente in vaso. In giardino possono formare in una piccola e variopinta siepe. 

rosa patio in vaso
Rosa patio in vaso

 

Le lavorazioni di maggio in giardino

Maggio è il mese in cui esplode la primavera, le piante sono in pieno sviluppo vegetativo e molte sono in piena fioritura.

Oltre a godersi profumi e colori, le cose da fare in questo mese sono tante…

Prato

  • Aumentate la frequenza degli sfalci a seconda del ritmo di crescita del manto erboso.
  • Rastrellate l’eventuale muschio dalle zone ombreggiate e seminarci un miscuglio di specie da ombra.
  • Controllate lo sviluppo delle piante spontanee.
  • Irrigate i nuovi prati e/o le parti particolarmente esposte al sole.
  • Distribuite del compost maturo, eventualmente arricchito da un po’ di concime azotato, per far fronte alle forte esigenze nutrizionali delle piante a fine primavera.

Orto

  • Seminate tutti gli ortaggi a ciclo estivo come: zucche, zucchine, meloni, cetrioli, insalate, fagioli e tutte le altre leguminose.
  • Mettete a dimora piantine: in questo mese si piantano finocchi, pomodori, spinaci, biete, cavolo, broccoli, cavolfiore, insalate e insalatine di ogni tipo, zucchine, melanzane, peperoni.
  • Verificate e nel caso rinnovate la pacciamatura dell’orto.
  • Sistemate i tutori di piselli, fagioli rampicanti e pomodori prima che le piante siano troppo pesanti ed ingombranti.

Arbusti ornamentali

  • Rimuovete le foglie completamente appassite dei bulbi primaverili.
  • Rimuovete i capolini sfioriti delle piante annuali e delle perenni.
  • Posizionate i tutori e i sostegni per i rampicanti.
  • Se non lo avete fatto ad aprile, concimate gli arbusti con un po’ di compost o di stallatico maturo.
  • Rinnovate la pacciamatura nelle aiuole e sotto le siepi per controllare lo sviluppo delle piante infestanti.
  • Allestite le aiuole di stagionali con le fioriture estive.
  • Potate alberi ed arbusti a fioritura precoce dopo che avranno ultimato la fioritura.
  • Eliminate i polloni da rose, arbusti e alberi.

 
Piante in vaso

  • Cominciate una leggera concimazione liquida o, se non lo avete già fatto, distribuite del concime granulare a lenta cessione.
  • Seminate in vaso le piante rustiche.
  • Rinvasate le piante che devono cambiare vaso, aumentandone leggermente la misura.
     

    Interventi generali

  • Controllate tutori e legacci, la nuova vegetazione pesa e deve essere tutto ben solido.
  • Controllate regolarmente lo stato della pacciamatura per mantenere sotto controllo lo sviluppo delle infestanti spontanee.
  • Verificate la presenza di afidi e altri parassiti.
  • Se non lo avete fatto ad aprile, controllate il corretto funzionamento dell’impianto di irrigazione e mettetelo in funzione.

Il Roseto di Roma

Il Roseto di Roma ospita circa 1.100 varietà di rose botaniche, antiche e moderne provenienti da tutto il mondo. Rappresenta una collezione di rose di notevole importanza sia perché gli esemplari coltivati provengono da tutto il mondo, sia perché sono presenti specie primordiali, o rose botaniche, la cui evoluzione risale a milioni di anni fa, molto pregiate e poco conosciute, dimorate insieme alle “rose antiche” e agli ibridi più moderni. 

Il Roseto ospita ogni anno nel mese di maggio il Concorso Internazionale Premio Roma, riservato alle più belle nuove varietà di rose. L’evento apre la stagione internazionale delle manifestazioni dedicate alla coltivazione di questo fiore ed è un avvenimento di grandissima importanza in campo botanico e florovivaistico.

La storia del Roseto

Il Roseto comunale di Roma, unico al mondo per la sua spettacolare posizione, si adagia sulle pendici dell’Aventino, di fronte ai resti del Palatino, appena sopra il Circo Massimo.

Di dimensioni piuttosto contenute, offre una magnifica vista che spazia dal colle Palatino, al campanile di S. Maria in Cosmedin, alla cupola della Sinagoga, al Vittoriano, fino ad arrivare all’osservatorio di Monte Mario.
Fin dal III sec. a.c. il luogo in cui sorge il roseto era dedicato ai fiori. Tacito, negli Annales, parla di un tempio dedicato alla dea Flora, i cui festeggiamenti, “floralia”, si svolgevano in primavera nel Circo Massimo.

Ricoperto di orti e vigne fino a tutto il XVI sec., divenne nel 1645, l’Orto degli Ebrei con annesso il piccolo cimitero della Comunità. Dal 1934, anno del trasferimento del cimitero ebraico al Verano, l’area, destinata a parco, rimase incolta fino al 1950, quando divenne sede del nuovo roseto comunale. L’antico roseto comunale aperto nel 1932, che si trovava sul colle Oppio, era infatti andato distrutto nella seconda guerra mondiale.

Come ringraziamento alla comunità ebraica, che aveva permesso di ricreare il roseto in un luogo sacro, venne posta all’ingresso del giardino una stele in ricordo della precedente destinazione, e i vialetti che dividono le aiuole nell’area della collezione assunsero la forma della menorah, il candelabro a sette bracci, simbolo dell’Ebraismo.

Il giardino è suddiviso in due parti da via di valle Murcia; nell’area più vasta, a monte, si trova la collezione di rose botaniche, antiche e moderne. Nella parte in basso, più piccola, si trovano i settori dove vengono dimorate le rose partecipanti al “Premio Roma” e la collezione delle rose che, dal 1933 – anno della prima edizione svoltasi a Colle Oppio – hanno vinto il premio.

La collezione delle rose

Nella sezione più ampia è ospitata un’interessante collezione, in tutto circa 1.200 esemplari, di rose botaniche, antiche e moderne, rinomata in tutto il mondo per la sua straordinaria bellezza.

Passeggiando tra i viali si possono ammirare le rose Damascene che già fiorivano a Paestum e a Pompei, ancora oggi usate come base per essenze profumate, o la famose rose Galliche, le uniche nell’antichità di colore rosso e considerate sacre dai persiani.

Varietà rare e particolari s’intrecciano in questa collezione catturando l’interesse del visitatore. Ci si imbatte così nella rosa dedicata alla fine della guerra delle Due Rose: il suo fiore, quando è in boccio, è rosso come la rosa dei Lancaster, ma quando si apre è bianco come la rosa degli York le due famiglie in guerra per il trono inglese.

Altre specie, pur non potendo vantare riferimenti storici, hanno importanti particolarità a livello botanico, come la rosa Chinensis mutabilis, il cui fiore in cinque giorni cambia colore 7 volte: il bocciolo è rosso, aperto diventa arancione, poi giallo, crema, rosa chiaro, rosa intenso fino a diventare cremisi. Molto particolare è anche la Omeiensis pteracantha Lutea, una rosa botanica cinese le cui spine, a forma di ala, nei nuovi rami sono rosse e trasparenti. Fra le più curiose, la Rosa Chinensis virdiflora, dai petali dei fiori di color verde, e la Rosa Foetida, bellissima ma maleodorante.

 

Il roseto di Roma

Concimazione primaverile

Verso la fine dell’inverno o all’inizio della primavera è bene cominciare a pensare alla ripresa vegetativa delle piante del nostro giardino.

Per aiutare le piante a formare un apparato fogliare sano e abbondante può essere utile procedere a una concimazione primaverile.

Ma come concimare?

Ci sono molte possibilità per “aiutare” le piante del nostro giardino: dal letame al concime liquido ad altissima velocità di assimilazione, dal compost al concime granulare a lenta cessione.

L’importate è la moderazione, ricordando sempre che è meglio un po’ poco che troppo. specie con la chimica nell’ambiente!

Se in piena terra l’eccesso è pericoloso, in vaso può essere ancora più deleterio, quindi nei vasi solo compost o un po’ di letame.

La soluzione principe per le piante arbustive e gli alberi è cercare di innalzare la quantità di sostanza organica nel suolo mediante l’apporto di compost di qualità, mentre per il prato una buona soluzione può essere rappresentata dai concimi granulari a lenta cessione.

E ricordate sempre che le piante grasse e la maggior parte delle aromatiche mediterranee non amano i concimi né i suoli troppo fertili; se concimate rischiano solo scompensi nutritivi e conseguenti fitopatie di vario tipo.

stallatico pellettato
Letame in pellet: un’ottima soluzione per le piante in vaso

 

Le lavorazioni di aprile in giardino

Aprile è il mese centrale della primavera e le piante sono in pieno sviluppo vegetativo.

Le cose da fare in questo mese sono tante…

Prato

  • Aumentate la frequenza degli sfalci a seconda del ritmo di crescita delle piante.
  • Effettuate un arieggiamento e una trasemina nelle zone degradate che non sembrano riprendersi da sole.
  • Rastrellate l’eventuale muschio dalle zone ombreggiate e seminarci un miscuglio di specie da ombra.
  • Controllate lo sviluppo delle piante spontanee.

Orto

  • Seminate e mettete a dimora di piantine: in questo mese cominciano le semine di spinaci, biete, cavolo, broccoli, cavolfiore, insalate e insalatine di ogni tipo.
  • In semenzaio potete cominciare a seminare fagioli, melanzane, peperoni e zucchine.
  • Verificate e nel caso rinnovate la pacciamatura dell’orto.
  • Sistemate i tutori di piselli e fagioli rampicanti prima che le piante siano troppo ingombranti per lavorare comodamente.

Arbusti ornamentali

  • Rimuovete le foglie accartocciate dei bulbi.
  • Dividete i cespi delle piante perenni se non lo avete già fatto il mese scorso.
  • Posizionate i tutori e i sostegni per i rampicanti.
  • Se non lo avete fatto a marzo, concimate gli arbusti con un po’ di compost o di stallatico maturo.
  • Rinnovate la pacciamatura nelle aiuole e sotto le siepi per controllare lo sviluppo delle piante infestanti.
  • Prelevate le talee delle perenni e metterle a radicare in vasetti in ambiente caldo-umido.
  • Allestite le aiuole di stagionali con le prime fioriture estive.
  • Potate alberi ed arbusti a fioritura precoce dopo che avranno ultimato la fioritura.
  • Eliminate i polloni da rose, arbusti e alberi.

 
Piante in vaso

  • Cominciate una leggera concimazione liquida o, se non lo avete già fatto, distribuite del concime granulare a lenta cessione.
  • Seminate in vaso le piante rustiche.
     

    Interventi generali

  • Controllate tutori e legacci, la nuova vegetazione pesa e deve essere tutto ben solido.
  • Controllate regolarmente lo stato della pacciamatura per mantenere sotto controllo lo sviluppo delle infestanti spontanee.
  • Verificate la presenza di afidi e altri parassiti.
  • Se non lo avete fatto a marzo, controllate il corretto funzionamento dell’impianto di irrigazione.